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comitiva montagna escursionisti fabbri cingino

ANTRONA-16-01-2022--Non è la prima volta che salgo al Lago del Cingino, anche lungo percorsi diversi da quello “classico” qui descritto, ma è la prima volta che ho il piacere di condividere lo splendore della Valle del Troncone con gli amici svizzeri Steinböcke e Steingeisen (Stambecchi e Camosce). Questi luoghi in una bella giornata d’autunno sono impareggiabili.

GITA N. 57 O 24 LAGO DEL CINGINO

OTTOBRE 2021

Dislivello: 1000 m. Sviluppo: 18 km. Tempo: 6 h 30’

Dopo una laboriosa organizzazione, affrontando il rischio Covid con concretezza abbinata a buon senso e rispetto delle regole, il gruppo di amici Murmäta (Marmotte in lingua walser) riesce finalmente ad organizzare la consueta gita annuale con il gruppo di amici vallesani Steinböcke e Steingeisen. Nel 2020 era saltata perché di vaccini si parlava soltanto.

E’ancora buio alla stazione ferroviaria di Domodossola quando dieci Murmäta accolgono quattordici amici svizzeri e, in auto, li accompagnano al Lago d’Antrona per un rapido caffè nella semi-oscurità. Ridotto il numero delle auto, proseguiamo per la diga di Campliccioli dove parcheggiamo comodamente.

Di qui costeggiamo il lago sulla sua destra orografica e, al termine del percorso pianeggiante, pieghiamo a destra attraversando il torrente su una passerella. Invece di tenere la sinistra, saliamo direttamente a Granarioli per una visita veloce al bellissimo alpeggio. Riprendiamo la direzione sud ovest e in breve ci ricongiungiamo alla “Antica Mulattiera della Valle Antrona”, che fa parte del “Simplon Fletschhorn Trekking” e percorre la meravigliosa valle del torrente Troncone. Con pendenza prima dolce, poi gradualmente in aumento, raggiungiamo l'Alpe Casaravera, 1477. Più avanti incontriamo un breve strappo e poi, in piano, arriviamo all’Alpe Lombraoro di Sotto ed al bivio per il Lago del Cingino, a quota 1636. Camminiamo da poco più di un’ora e un quarto.

Ci ricompattiamo ed iniziamo la salita “seria”, diretti adesso a nord ovest, incontrando, poco più in alto, il caldo sole di questa magnifica giornata autunnale. Siamo immersi nel colore dorato di vecchi larici che il poeta della montagna Paolo Crosa Lenz chiama “signori dell’autunno”.

Dopo tre quarti d’ora, nei prati dell’Alpe Saler, 1941, ci concediamo una breve pausa ed elaboriamo le strategie internazionali per la giornata, soprattutto quelle gastronomiche. Dobbiamo organizzare due “apero”, come li chiamano gli amici d’oltralpe, il loro e il nostro. In previsione di questo i più saggi non hanno portato alcuna scorta alimentare per il pranzo, che sarà sostituito dai due sontuosi aperitivi.

Prevale fortunatamente il principio di non brindare fino a che c’è salita. Si prosegue quasi in piano ad attraversare il vallone del Riale Sangoria e si riprende a salire, ormai fuori dal bosco, fino all’Alpe Cingino, 2044, e poi al lago, 2250 (un’ora abbondante). L’incredibile spettacolo degli stambecchi sul ciclopico muraglione della diga oggi ci viene negato. Avranno altro da fare che le acrobazie per leccare il salnitro.

Dispiace per gli amici svizzeri che, comunque, se lo sono già visto su Youtube. Ci portiamo al bivacco dove, sul tavolo in legno all'interno, restano indelebili le tracce, già presenti nel 2014, dell’“ipo-dotato” che ha inciso con un coltello i segni evidenti della sua intelligenza. Al sole, sul tavolo esterno, vengono allestiti i due “aperitivi”. C’è ogni ben di Dio, salumi, formaggi, dolci ed altro.

Per non parlare delle bottiglie che escono, come per incanto, da quasi tutti i ventiquattro zaini. Con caffè e ammazza-caffè fra i 40 e i 60 gradi si concludono le celebrazioni del nostro bellissimo gemellaggio. Ripassando dalla diga, per vedere se gli stambecchi ci hanno ripensato, torniamo a valle con calma e cautela lungo l’itinerario di salita, in tre ore. Al ristorante del Lago d’Antrona ci aspetta una piccola merenda che placa definitivamente gli scarsi appetiti residui. Ormai al buio caliamo a valle e lasciamo i nostri amici alla stazione dell’urbe ossolana.

  Gianpaolo Fabbri

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