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fabbri rifugio zamboni

MACUGNAGA- 28-06-2020-- E’ la quarta uscita sci-alpinistica,

ancora preparatoria, di una stagione che si profila bellissima per le condizioni che si sono create finalmente dopo anni di “crisi”. La salita al Rifugio Zamboni – Zappa da Pecetto è una facile e spettacolare gita d’allenamento nell’ambiente forse più maestoso della catena alpina, con lo sguardo sempre rivolto all’incanto della più himalayana delle sue pareti. Chi può immaginare che invece sarà l’ultima uscita di una stagione inverosimile, stroncata sul più bello, insieme purtroppo a tante vite ed alla nostra martoriata economia, da un virus maledetto?

GITA  N. 9 – O 24 Rifugio Zamboni - Zappa

30 GENNAIO 2020

Dislivello: 750 m. Tempo salita: 2 h 30'.

Due giorni fa, martedì 28 gennaio, sono caduti venti centimetri di neve fresca a Pecetto e quasi il doppio a duemila metri. Mi hanno anche confermato che si può risalire con le pelli di foca sui bordi della pista battuta, con buon senso. In attesa che il manto bianco, finalmente abbondante, si stabilizzi, cosa c’è di meglio di una sicura e tranquilla escursione al cospetto della parete est? I Trotapian oggi hanno scelto gli stupendi panorami del Lago Maggiore dal Monte Carza. Un mio concittadino forte ed esperto, con molti anni e molti chili meno di me, predilige anch’egli la neve e il vento freddo del Monte Rosa. La morbidissima pendenza da Pecetto all’Alpe Burki non ci riscalda neppure. Siamo ancora in ombra, pochi gradi sotto lo zero. Da qui saliamo sulla pista di destra, in presa diretta, e i gradi angolari aumentano bruscamente, non quelli termometrici. Finalmente un po’ di sano sudore! La neve è liscia come un biliardo e ci pentiamo quasi di non aver prediletto una bella sciata in pista. Certo che mi rattrista vedere qui pochissimi sciatori in una giornata stupenda e con le piste del Moro ancora chiuse. Prima dello strappetto finale più ripido, ci portiamo a destra su pendenze nuovamente dolci, dove passava una volta quella che chiamavano “pista dei camosci”. Proseguiamo lasciando la pista battuta alla nostra sinistra e, di qui in avanti sempre in neve fresca, percorriamo un traverso quasi pianeggiante. Alla nostra destra sprofonda l’ultima coda del grande ghiacciaio. Ci ricongiungiamo con la breve discesa che si percorre dalla conca del Belvedere in direzione dell’Alpe Fillar. Qui solitamente è ben battuta una bellissima pista per sci-alpinisti e ciaspolatori che percorre in modo spettacolare il ghiacciaio in direzione del Rifugio Zamboni e del Lago delle Locce. La nevicata recente non ha ancora permesso di batterla e quindi dobbiamo pensarci noi, aiutati dalle paline evidenti. Fra l’altro, siamo i primi della giornata. Soltanto un camoscio l’ha appena percorsa. Trattandosi di un’uscita “d’allenamento”, va bene così. Se ne occupa il mio forte compagno d’escursione per rispetto all’età, ma i miei quindici chili in più fanno sì che anch’io contribuisca non poco alla battitura. Certo che una pista vergine con neve bella di fine gennaio è un piacere sempre più raro. Incontreremo quattro sci-alpinisti soltanto più tardi durante la discesa. Arriviamo all’intaglio sulla dorsale che separa il ghiacciaio dalla conca dell’Alpe Pedriola. Il rifugio è circa 50 metri sotto di noi, ma per raggiungerlo si dovrebbe tagliare un ripido pendio immacolato carico di neve. Preferiamo evitare grane sicure e ci prepariamo per una incantevole discesa, tutta per noi, che non ci saremmo mai aspettati. Così è. A Pecetto fatichiamo non poco a spiegare a due ciaspolatori che l’unica pista di salita per loro è il seggiolino della seggiovia. Certo che un tracciato riservato anche a loro non costerebbe molto. Trentinus docet? Non si direbbe.

Gianpaolo Fabbri

 

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